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Artikel: Dove avviene davvero la depurazione

Dove avviene davvero la depurazione

Dove avviene davvero la depurazione

Quasi tutto il marketing della depurazione punta sul fegato. È l’organo sbagliato — e capire perché cambia il modo di sostenere l’organismo dopo l’estate.

A settembre la parola “depurazione” torna ovunque: tisane, digiuni, programmi per rimediare agli eccessi dell’estate. Quasi tutti puntano sullo stesso organo. Ed è esattamente lì che si sbaglia.

«Il fegato ha un ruolo fondamentale, certo: prende le sostanze, le modifica, le rende più innocue, le prepara per essere espulse. Ma l’eliminazione vera e propria avviene attraverso l’intestino o i reni.»

Dott. Luciano Lozio — Medicina Amica, Telecolor, puntata del 24 settembre 2024

Il fegato non è collegato con l’esterno: non può buttare fuori nulla. È un centro di lavorazione, non un cassonetto. Prende le sostanze, le rende inattive e le “impacchetta” con un acido — spesso uno zucchero — che le rende solubili e quindi trasportabili. Come mettere un rifiuto pericoloso in un contenitore che lo isola e lo rende maneggevole.

Gli organi che espellono davvero sono quattro, e sono quelli in contatto diretto con l’esterno: intestino, reni, pelle e polmoni. Lo si osserva ogni giorno senza farci caso: dopo una cena all’aglio la pelle lo racconta, e l’asparago lascia la sua firma nelle urine. Il fegato ha trasformato quei composti, ma a portarli fuori sono stati altri.

Perché l’acqua conta, e non per il motivo che si crede

Sui reni c’è un equivoco altrettanto diffuso. L’acqua non depura di per sé: consente al rene di trasportare i rifiuti. Senza liquido non c’è pulizia, esattamente come non si lava un pavimento con un secchio mezzo vuoto — si sposta soltanto lo sporco. Il fabbisogno indicativo è di un litro e mezzo o due di liquidi al giorno tra cibo e bevande, con un margine: chi mangia molta verdura, frutta o alimenti ricchi d’acqua ne copre già una parte, chi mangia piatti asciutti deve bere di più.

Le erbe: cosa fanno e cosa non fanno

Qui il dott. Lozio è preciso e ridimensiona una promessa che il mercato ripete da decenni:

«Non depurano il fegato, ma aumentano il flusso biliare. Tarassaco, carciofo, bardana, cardo mariano: non penetrano negli epatociti, ma aiutano il drenaggio.»

Non sono inutili, quindi: sono utili per una ragione diversa da quella che viene raccontata. Stimolare la produzione di bile facilita il trasporto verso l’esterno, un po’ come le acque grigie di casa. Ma non “puliscono” il fegato dall’interno, e nessuna tisana lo fa.

Il punto che ribalta tutto

Qui arriva la parte che quasi nessuno racconta, e che è la vera ragione per cui i programmi detox deludono.

Il fegato prepara la molecola e la mette nel sacco. Ma se lungo il percorso l’intestino è in disordine, quel sacco viene riaperto: i batteri patogeni trasformano quelle sostanze e le rimettono in circolo. Lozio usa un’immagine domestica che rende l’idea meglio di qualsiasi schema: hai chiuso l’immondizia, l’hai portata fuori, e poi arriva l’animale che squarcia il sacco e sparge tutto in giro. Fatica sprecata, e il ciclo ricomincia da capo.

È per questo che la sua conclusione non è quella comoda — “il detox non serve” — ma una più scomoda:

«Non possiamo contare solo su erbe e integratori. Serve una strategia completa.»

E una strategia completa, per come la descrive, coinvolge fegato, reni, intestino, pelle, polmoni e microbiota insieme. La depurazione esiste eccome. Semplicemente, non avviene dove ti hanno detto, e non si risolve in sette giorni di tisane.

Il ruolo dei probiotici nel drenaggio

Il passaggio successivo del ragionamento è diretto: se il riassorbimento avviene perché l’intestino non è protetto, allora proteggere l’intestino è parte integrante del processo depurativo, non un’aggiunta facoltativa. Lattobacilli e bifidobatteri servono proprio a evitare che i prodotti di scarto vengano riassorbiti e trasformati in sostanze dannose.

ProbioBENE è il percorso che risponde a questa logica: trenta giorni in tre fasi sequenziali — ProbioBASE con Saccharomyces boulardii ed Enterococcus faecium per la pulizia di base, ProbioKAL con quattro bifidobatteri per l’intestino tenue, ProbioKOS con quattro lattobacilli per il presidio del colon — in capsule DRCAPS® vegetali gastroresistenti, senza glutine e senza lattosio. È proprio l’ultima fase a interessare da vicino il discorso della depurazione: l’acidificazione dell’ambiente del colon serve a contenere la proliferazione dei patogeni, cioè esattamente quelli che riaprirebbero il sacco preparato dal fegato.

I dettagli della sequenza, i ceppi e i titoli in UFC li trovi nell’articolo dedicato al riequilibrio intestinale dopo l’estate. Qui basta il principio: proteggere l’intestino non è un’aggiunta al percorso depurativo, ne è una parte.

Una capsula al mattino a stomaco pieno, mai con liquidi caldi, rispettando l’ordine dei blister. In gravidanza, allattamento, età pediatrica o in presenza di patologie e terapie in corso l’assunzione va valutata con il medico; nei soggetti immunodepressi va sempre concordata.

 

Un’ultima nota di prudenza, che vale più di qualsiasi protocollo. Se i valori di funzionalità epatica o renale sono alterati, se la creatinina è in aumento, se ci sono patologie epatiche, renali o biliari note, o terapie farmacologiche in corso, nessuna scelta di integrazione va presa in autonomia: alcune erbe coleretiche sono controindicate in presenza di calcoli biliari e possono interferire con gli anticoagulanti. In tutti questi casi il percorso comincia dal medico di base o dallo specialista, non dallo scaffale.

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